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venerdì 6 settembre 2019

RECENSIONE | LA DONNA IN BIANCO di Wilkie Collins



 Titolo: La donna in bianco
 
Autore: Wilkie Collins
 
Genere: Giallo classico 
 
Editore: Fazi
 
Pagine: 745
 
Anno edizione: 2015

Per un'amante del giallo classico come me, era certamente una grossa lacuna non aver ancora letto nulla di Wilkie Collins. Considerato uno dei padri del genere poliziesco, l'autore inglese è stato anche uno stretto collaboratore di Charles Dickens, e fu proprio quest'ultimo a pubblicare per la prima volta il romanzo a puntate sulla sua rivista All the Yaer Around, tra il 1859 e il 1860, suscitando grande entusiasmo tra i lettori. L'enorme e inaspettato successo portò Collins a farne poi un romanzo unico.
Dopo averlo letto a cavallo tra luglio e agosto, posso affermare senza alcun dubbio di trovarmi in totale sintonia con l'opinione del pubblico.


Non è semplice riuscire raccontare di cosa parla La donna in bianco senza rischiare di rivelare troppo a chi non ha ancora avuto il piacere di leggerlo. I fatti, gli intrighi e i misteri che emergono da questo corposo volume sono tanti, e tutti ricoprono un'estrema importanza ai fini di un'esperienza di lettura “pulita” e sorprendente. Cercherò quindi di narrare la trama solo fino ad un certo punto, sorvolando su molti particolari, per poi fornire le mie impressioni.

Destini incrociati

Siamo in Inghilterra, in piena età vittoriana. Il maestro di disegno Walter Hartright è stato appena assunto per alcuni mesi a Limmeridge House, nel Cumberland, presso la facoltosa famiglia Fairlie. Il suo compito sarà quello di impartire delle lezioni di acquerello a due giovane donne, le sorellastre Laura Fairlie e Marian Halcombe. Il profittevole impiego gli era stato procurato da un suo caro amico, il professor Pesca. Un vero colpo di fortuna per Hartright, dal momento che aveva proprio bisogno di rimpolpare le sue magre finanze; dunque perché era stato preso da quell'inspiegabile senso di angoscia prima di accettare l'incarico? Quel sinistro presentimento non sarà infondato, perché da quel momento in poi la sua esistenza subirà un irrevocabile e radicale mutamento.

Dopo aver salutato la madre e la sorella, l'uomo si mette in viaggio per il Cumberland. E' notte, e i suoi mille pensieri lo accompagnano ad ogni passo. Mentre cammina per le strade buie nei pressi di Londra, qualcuno tocca la sua spalla, e una voce incerta gli domanda se è quella la strada giusta per raggiungere la città. Quel tocco e quella voce appartengono ad una giovane donna vestita completamente di bianco. Il suo volto è angosciato, la sua voce e i suoi gesti ostentano nervosismo. L'apparizione spaventa il viaggiatore, ma nonostante questo, un moto di compassione lo spinge ad accompagnarla prendendola sottobraccio con estrema gentilezza.

Ero arrivato in quel punto del cammino dove quattro strade si incontrano – la strada per Hampstead, lungo la quale ero tornato indietro, la strada per Finchley, la strada per il West End, e la strada che portava a Londra. Mi ero avviato meccanicamente in quest'ultima direzione, e procedevo come un vagabondo per la strada solitaria – cercando di immaginare, se ben ricordo, quale fosse l'aspetto delle signorine del Cumberland – quando, in un solo momento, ogni goccia di sangue mi si gelò nelle vene: una mano, con tocco delicato e improvviso, s'era posata sulla mia spalla.
Mi voltai di scatto, stringendo forte il manico del mio bastone.
E lì, al centro della strada luminosa – lì, come se fosse spuntata in quel momento dalla terra, o caduta giù dal cielo – vidi stagliarsi solitaria la figura di una donna, vestita di bianco dalla testa ai piedi, che mi scrutava con espressione grave, e con la mano indicava la nuvola scura sopra Londra. Guardandomi dritto negli occhi.
Ero troppo sconvolto dalla violenza di quella straordinaria apparizione, piombatami davanti all'improvviso nel cuore della notte e in quel posto desolato, per chiederle cosa volesse da me. Fu quella donna misteriosa a parlare per prima.”

Durante il tragitto, la misteriosa donna in bianco parla con sgomento di un certo "baronetto", una persona crudele e pericolosa che spera di non incontrare. Quando Hartright le chiede il nome di questo baronetto, la giovane gli risponde che non osa farlo, perché il solo pronunciare il suo nome, la farebbe impazzire. Ad un certo punto lei diventa molto impaziente, decide di prendere al volo una carrozza, e i due si separano. L'incontro casuale con quella creatura in pena che si aggira di notte da sola turba nel profondo il sensibile maestro. Sente che la incontrerà ancora, e anche questa volta la sua previsione non verrà smentita.

Arrivato a Limmeridge House, il giovane insegnante conosce lo zio e tutore di Laura, Mr Fairlie, un uomo estremamente ansioso e irritante, e le sue future allieve. Le due ragazze sono figlie della stessa madre, ma non si somigliano affatto. Marian ha i capelli scuri, un corpo sinuoso e un viso decisamente poco attraente. E' una donna forte, brillante e intelligente, che fa di tutto per proteggere e rendere felice la sua amata sorellastra. Laura al contrario è molto bella, ha occhi, capelli e carnagione chiari. Il suo animo è delicato, la sua emotività evidente, così come è evidente agli occhi di Hartright una vaga somiglianza con l'enigmatica donna in bianco incontrata a Londra.
Ben presto l'insegnante stringerà un bellissimo legame con le due sorelle e passerà dei mesi indimenticabili. Con Marian nascerà una profonda amicizia, mentre con Laura fiorirà l'Amore.

Pensate a lei come alla prima donna che ha afferrato il battito del vostro cuore, riuscendo dove le altre del suo stesso sesso avevano fallito. Lasciate che i suoi dolci, candidi occhi blu incontrino i vostri come hanno incontrato i miei, con quell'unico, impareggiabile sguardo che entrambi ricordiamo ancora così bene. Lasciate che la sua voce suoni alle vostre orecchie con la stessa, dolce intonazione con cui suonò alle mie, come la musica che più avete amato. Lasciate che i suoi passi, mentre ella va e viene attraverso queste pagine, siano come quei passi al cui ritmo leggero un tempo il vostro cuore batteva. Guardate a lei come a un pargolo nato dalla vostra fantasia; ed ella crescerà dentro di voi, ben presto lo vedrete con chiarezza, come la donna viva che ora è parte di me.”

Walter Hartright e Laura Fairlie si amano, ma nulla succede tra i due. Entrambi sanno che i loro sentimenti sono forti e sinceri, ma non osano dichiararsi apertamente; lui non fa il primo passo perché appartiene ad un ceto inferiore, mentre lei è impedita da una promessa fatta al padre sul letto di morte: quella di sposare Sir Percival Glyde. Si tratta di una promessa alla quale la ragazza sa di non poter venire meno, per amore verso quel genitore al quale lei era stata tanto devota. A quel punto, un forte malessere si impadronisce della giovane che, divisa tra volere e dovere, non sa cosa fare. Ad aumentare la sua angoscia, arriverà una lettera anonima, nella quale il misterioso mittente le suggerirà con fermezza di non sposare quell'uomo, altrimenti la attenderà un tragico destino.

Espedienti vincenti

Wilkie Collins
La prima cosa che ho notato sin dalle prime battute è stata la modernità della scrittura di Wilkie Collins. Ho pensato immediatamente: “Ma è stato scritto davvero nel 1800?!”. Sembra incredibile, eppure è proprio così. Come abbia fatto un uomo vissuto in quel periodo a scrivere come se fosse un autore dei nostri giorni, proprio non lo so. Il suo stile di scrittura è brillante, descrittivo e introspettivo. Privo dei classici fronzoli ottocenteschi, unisce egregiamente narrazione coinvolgente e riflessioni esistenziali. Il risultato è un'opera maestosa, degna di piena ammirazione verso chi l'ha scritta.

Il secondo aspetto che ho apprezzato particolarmente è stata la modalità con la quale viene raccontata la storia, ossia attraverso le parole di diversi testimoni. Lo stratagemma della narrazione a più voci ricopre un ruolo decisivo nell'esposizione dei fatti, perché in questo modo noi veniamo a sapere ciò che è dato sapere solo nel momento giusto, grazie ai diversi punti di vista dei personaggi e non prima di aver incamerato una buona dose di legittima suspense.

Buoni o cattivi?

Come in ogni romanzo che si rispetti, anche qui troviamo personaggi buoni (positivi) e personaggi cattivi (negativi). Solitamente ci sentiamo vicini ai primi, mentre proviamo avversione verso i secondi. In questo caso però, la natura di alcuni personaggi non è del tutto chiara. E' il caso di Anne Catherick – è questo il nome dell'enigmatica donna in bianco – e del conte Fosco, due personaggi indecifrabili, che collocheremo dalla parte dei buoni o dei cattivi solo alla fine del romanzo. Sono sicuramente i personaggi più interessanti e affascinanti del romanzo, quelli che lasciano un segno nella mente del lettore per via della loro assoluta unicità.

Un personaggio che ho amato intensamente è stato quello di Marian Halcombe. Moderna, autonoma, tenace e amorevole, mi ha letteralmente commossa in ogni sua singola azione. Qualora esistesse da qualche parte anche un solo esemplare di Marian Halcombe, sicuramente si vivrebbe in un mondo migliore.

Una sana antipatia ha pervaso invece ogni fibra del mio essere ogni volta che compariva l'insopportabile Mr Feirlie. Egoista fino all'inverosimile, è una sorta di malato immaginario che vive tutto il giorno nel suo studio protetto dai suoi presunti malanni. Capace soltanto di chiudere gli occhi di fronte alle sue responsabilità, è uno dei personaggi più odiosi che abbia mai letto.

Tragedia in tre atti

Film del 1948
Volendo fare un'analisi d'insieme, ho avuto l'impressione di leggere una storia che si compone di tre parti principali, ciascuna contraddistinta da atmosfere e caratteristiche diverse.

La prima parte, che corrisponde alla trama raccontata in questa recensione, è davvero molto scorrevole, ironica e cosparsa di tanto in tanto da un pizzico di romanticismo, oltre che dalla sensazione che qualco
sa di terribile sta per accadere.
Le accuratissime descrizioni dei personaggi rappresentano un'altro punto di forza di questo romanzo. L'autore ha saputo creare dei ritratti estremamente precisi e per nulla inverosimili dei suoi variegati personaggi. In questa prima parte, ce ne sono alcuni davvero esilaranti, come nel caso dell'ipocondriaco Mr Ferlie e della fin troppo placida governante di Laura, Mrs Vasey.

Ci sono persone che si gettano a capofitto nella vita, e altre che per la vita vagabondano: Mrs Vasey, nella vita, sedeva. Sedeva davanti alla finestra, quando trovava dove appoggiarsi; sedeva (su uno sgabello pieghevole) quando i suoi amici la portavano a passeggiare; e ogni volta, prima di guardare qualcosa, prima di parlare di qualcosa, perfino prima di rispondere sì o no alle domande più comuni del mondo, si sedeva – sempre con lo stesso, placido sorriso sulle labbra, lo stesso indolente movimento del capo, la stessa comoda postura delle braccia e delle mani, a dispetto di ogni possibile mutamento delle circostanze domestiche. Una signora mite, condiscendente, indescrivibilmente placida e inoffensiva, che da quando era nata, in nessun momento, neppure per sbaglio, aveva dato l'impressione di essere in vita.”

La seconda parte, che inizia con la scelta di Laura e termina con il momento del “delitto imperfetto”, è decisamente più cupa e leggermente meno incalzante della prima. In questa fase ricchissima di eventi sconcertanti e di intrighi, ho avuto l'impressione di leggere un classico romanzo gotico, in cui mistero, paura e ambientazioni tetre la fanno da padrone. Non a caso, proprio in queste pagine fa la sua apparizione anche uno dei personaggi più controversi del romanzo: il conte Fosco.

Il Conte, insomma: che dire del Conte?
In due parole, questo: ha l'aria di un uomo che riuscirebbe a domare chiunque. Se avesse sposato una tigre, invece di una donna, avrebbe domato la tigre. Se avesse sposato me, ora passerei le giornate ad arrotolargli sigarette, come fa sua moglie, e terrei a freno la lingua, in sua presenza, come fa lei. […]
Anche le più piccole caratteristiche di questo strano uomo hanno in sé qualcosa di straordinariamente originale e contraddittorio a un tempo. Grasso e vecchio com'è, si muove con stupefacente disinvoltura e leggerezza. Quando cammina in una stanza, è silenzioso almeno quanto una donna, e, cosa ancora più strana, malgrado tutta la sua innegabile fermezza, malgrado il suo polso virile, è nervoso e sensibile come la più fragile di noi.”

La terza parte, che coincide con l'indagine ad opera di un investigatore “non professionista”, ha tutte le caratteristiche del giallo classico. Si cercano informazioni, si interrogano persone, si corrono dei grossi rischi, si insegue la verità. Il ritmo torna ad essere più spedito, ma non troviamo umorismo nelle parole di Collins, bensì pietà per gli oppressori, dignità per i martiri e anche un importante insegnamento: il male che si compie prima o poi torna indietro.

La donna in bianco è un vero capolavoro senza tempo. E' una storia che fa ridere, piangere, tribolare e meravigliare. Al termine di questa avventura, ci si sente subito orfani dell'eccezionale penna di Wilkie Collins. Altri titoli da lui firmanti sono stati già aggiunti alla lunga lista dei desideri, con la certezza di tornare a vivere entusiasmanti ore di delizia e stupore. 

VALUTAZIONE: ⭐⭐⭐⭐⭐  / 5

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