Titolo:
Il silenzio dei vivi
Autore:
Elisa Springer
Genere:
Autobiografie
Editore:
Marsilio
Pagine:
124
Anno
edizione: 1997
La
tragedia dell' Olocausto rappresenta indubbiamente la pagina più oscura mai scritta
dall'umanità. Sembra essere stata forgiata dalla mente di un abile e
macabro scrittore, perchè è talmente assurda
che si fa fatica ad accettare che un avvenimento così insensato sia accaduto davvero... ma purtroppo non è alla fantasia
che facciamo riferimento quando ricordiamo le vittime del
più orribile genocidio mai accaduto,
bensì ad una scellerata e incancellabile realtà.
Ho
sempre nutrito interesse
e allo stesso tempo inquietudine
per questa tematica così delicata. La mia sensibiltà viene scossa fortemente ogni
volta che le mie orecchie ne sentono parlare, quando i miei occhi
vedono le agghiaccianti immagini di repertorio, e nel momento in cui il mio cuore
percepisce l'immane sofferenza
che hanno vissuto milioni di persone; gente innocente, che viveva e
sognava come tutti noi, prima di vedere la propria esistenza
frantumarsi in un istante, per poi perire inerme nei campi
di concentramento.
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Il campo di concentramento di Auschwitz |
Solo
chi è sopravvissuto alla follia dello sterminio può sapere fino infondo quale
bestia feroce sia stata la Shoah.
Solo
chi è tornato fra i vivi può spiegarci quanto può essere potente
l'attaccamento
alla vita
di un essere umano in circostanze di estrema criticità.
Oggi,
nel giorno della memoria,
il mio umile contributo non consisterà in un classico consiglio di
lettura accompagnato da nozioni storiche.
Il mio racconto inizierà
dalla storia di Elisa Springer,
e si concluderà con il giorno in cui la sua esistenza ha - per un prezioso frangente - incrociato la mia.
Un
silenzio lungo quasi cinquant'anni
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Elisa Springer |
Dopo essere tornata per breve tempo a Vienna, la sua città natale, passò gran parte della sua esistenza in Italia, precisamente in Puglia, a Manduria. Con il tempo riuscì a costruirsi una vita “normale”, nascondendo con tenacia i segni del suo doloroso passato. Furono l'inesorabile avvicinarsi della vecchiaia e l'incoraggiamento di suo figlio a spingerla verso la decisione di rompere quel silenzio durato quasi cinquant'anni.
“Ho taciuto e soffocato il mio vero Io, le mie paure, per il timore di non essere capita o, peggio ancora, creduta. Ho soffocato i miei ricordi, vivendo nel silenzio una vita che non era la mia; non è giusto che io muoia, portando con me il mio silenzio."
Nel
1994
Elisa Springer rilasciò una lunga intervista-verità alla Gazzetta del Mezzogiorno. Successivamente, pubblicò due libri (“Il silenzio dei vivi”
e “L'eco del silenzio”),
suscitando commozione e ammirazione nella collettività. Per diversi
anni girò l'Italia, facendo della responsabilità di non
dimenticare
la sua missione
di vita. Morì nel 2004
a Matera, a 86
anni.
La sua testimonianza è fra le più toccanti mai scritte.
La sua testimonianza è fra le più toccanti mai scritte.
Ho visto i suoi occhi. Ho ascoltato la sua voce.
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"Gli occhi verdi e miti di Elisa Springer" |
Elisa Springer ci raccontò del suo libro e della sua atroce esperienza con estrema dignità. La sua voce - un suono che ricordo ancora come se fosse ieri - era un sussurro pacato e al contempo risonante. La ascoltammo in rispettoso silenzio, rapiti dall'aura luminosa che sprigionava con la sua presenza.
Leggemmo
tutti la sua autobiografia,
anche in famiglia. Quella donna, restituita al mondo
dall'oblio e che viveva a pochi chilometri da noi, aveva suscitato
nelle nostre anime un profondo sentimento di stima e vicinanza.
A casa di Elisa Springer
A casa di Elisa Springer
Andammo
a trovarla a casa sua. Successe quasi per caso, alcuni mesi dopo aver letto il suo libro, in
una torrida domenica d'estate del 1997.
Come
d'abitudine, quel giorno eravamo andati al mare fuori città. Avevamo
passato l'intera mattinata sotto il sole cocente della costa Ionica, per poi recarci nella vicina Manduria a fare una
passeggiata.
Era
stato mio padre a pronunciare quelle strane parole. Provammo a dissuaderlo da
quell'idea bizzarra, anche se sapevamo che sarebbe stato più
semplice prendersela coi mulini a vento, anziché togliergli
dalla testa una decisione già presa. Il pensiero di rivedere Elisa Springer e di esprimerle il nostro affetto rendeva felici tutti noi, ma eravamo anche consapevoli del fatto che non sarebbe stato di certo facile essere accolti di buon grado nella sua dimora. Non solo eravamo quattro perfetti sconosciuti che bussavano alla
sua porta controra... anche il nostro aspetto non rappresentava di certo un vantaggio: rossi come peperoni, sudati, stanchi e vestiti “da mare”, si sarebbe sicuramente spaventata e ci avrebbe mandati via. Intanto mio padre aveva già chiesto ad un passante dove abitasse Elisa Springer, e - senza nemmeno accorgercene - in un attimo ci ritrovammo di fronte alla sua porta.
Non ci avrebbe fatti entrare. Ci avrebbe congedati con gentilezza, non prima di averci squadrati con un misto di incredulità e ripugnanza sul viso. Invece non andò così...
Non ci avrebbe fatti entrare. Ci avrebbe congedati con gentilezza, non prima di averci squadrati con un misto di incredulità e ripugnanza sul viso. Invece non andò così...
Elisa
Springer ci aprì prima la sua porta, e poi il suo cuore.
Restammo
con lei nel suo soggiorno di legno scuro seduti attorno al tavolo
rotondo per almeno mezz'ora. Ricordo che ero molto intimidita e
imbarazzata al suo cospetto, ma nonostante questo, la ascoltai con grande attenzione.
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La sua dedica alla mia famiglia |
Quel
velo di tristezza, che offuscava la limpidezza del suo sguardo bello
e innocente, mi raccontò più di quanto non fecero le sue poche ma
ferme parole.
Quando
ci mostrò il marchio dell'infamia nazista sul braccio (A-24020) e le sue fotografie, ebbi l'impressione di trovarmi in un film; e quando accettò il
nostro invito a scattarsi una foto con noi, mi sembrò di abbracciare
un'entità superiore, al fianco della quale mi sentivo
piccolissima.
Sono
passati più di vent'anni da quel giorno incredibile.
All'epoca, quell'incursione mi sembrò una stramberia. Oggi invece ringrazio l'intraprendenza di mio padre, perché mi ha permesso di vivere una delle esperienze più significative della mia vita.
All'epoca, quell'incursione mi sembrò una stramberia. Oggi invece ringrazio l'intraprendenza di mio padre, perché mi ha permesso di vivere una delle esperienze più significative della mia vita.
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